"...Lo vedi quel tombino? Io sono uscito da lì..."
Qualche tempo fa, un mio amico mi citava questa frase a proposito di un insegnamento ricevuto da una persona degna della sua stima. Una persona, ormai di successo, che aveva dovuto e voluto prendere a morsi la vita, la strada era stata la sua scuola.
Mi domando che tipo di volontà, che tipo di "fame", che tipo d'ambizione ci voglia, mi chiedo che tipo di determinazione, che tipo di coraggio sia necessario per vincere, per essere un vincente.
Perché in certe persone è connaturato un determinismo così forte, tanto da non renderle neanche libere di scegliere di non fare, di non mettersi in gioco ed in altre questo stimolo, questa "spinta" neanche esiste?
La vita deve avere un senso?
Ha senso vivere la vita senza avere uno scopo?
Qual e' il senso di un fiore, il suo scopo?
Il fiore si preoccupa di dimostrare qualcosa a qualcuno?
Credo che il senso del fiore ed il suo scopo siano semplicemente il fiore stesso, la sua bellezza e il suo profumo; anche se quel fiore sarà esistito in un piccolo remoto angolo di mondo, dove nessuno l'avrà mai potuto vedere, guardare; né percepire il suo profumo.
Quel fiore non ha scelta; raggiunge il suo fine, realizza se stesso!
L'uomo è libero di sbagliare, è libero di scegliere di non raggiungere il suo scopo.
Ognuno di noi ama, odia, ciò che in qualche modo lo identifica, ciò che in qualche modo gli è simile: "...Io sono uscito da quel tombino...". Forse questa frase in qualcuno può non avere alcun senso, per altri può essere persino banale, non capita, ma in qualcuno può generare una profonda emozione.
In me ha generato una profonda emozione, forse non so cosa volesse veramente dire chi l'ha pronunciata, ma conosco perfettamente il determinismo che sottende.
Quel determinismo nel quale persino il coraggio è piccolo e ininfluente, quel determinismo che ti toglie la possibilità della scelta!
Quel determinismo che ti obbliga all'azione riuscita: tutto o niente!
Ogni uomo è chiamato a realizzare il proprio scopo, a risolvere la propria vita, ad attuare quella "certa perfezione" che da il senso e lo scopo, proprio come il fiore.
Quel piccolo fiore che può nascere in un vaso, in un'aiola nella più bella strada di una grande ed importante città, dove tutti potranno ammirarlo o in un angolo sperduto del mondo, dove, nessuno mai ne conoscerà neanche l'esistenza.
Non è importante da dove si parte, ma ciò che si è, ciò che si fa per risolvere e dare lo scopo...nessuna difficoltà è più grande di noi!
Pochi essenziali elementi differenziano un vincente da chi non lo è.
E' una precisa psicologia, un vincente sa che non importa da dove si parte...
Un vincente non trova ostacoli che non si possano superare, non trova, ne cerca scuse,
ha il coraggio del rischio.
Non può scegliere, solo l'azione riuscita lo mette in pace, lo porta a casa...
Non cerca alibi, perché non esistono.
Cerca esclusivamente la strada, ed in questo viaggio, in questo serio e spietato gioco, ritrova se stesso...magari realizzando un sogno, vince il gioco!
"...Lo vedi quel tombino? Io sono uscito da lì...".
Il sogno: ciò che serve per realizzarlo...Non conta da dove parti, ma ciò che sei e che dimostri durante il viaggio.

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