domenica 1 gennaio 2012

Il sogno: ciò che serve per realizzarlo...Ricordare che il tempo è amico, ma non si ferma mai. XV

Ogni tanto provo a confrontare la mia mente con il tempo, più precisamente con ciò che è.
Il tempo in realtà è un invenzione dell'uomo. 


15-20 miliardi di anni, questa sarebbe la data d'inizio dell'universo, secondo le teorie più accreditate, e prima?


Ciò che da sempre è...


La Terra si sarebbe formata circa 4,57 miliardi di anni fa e se rappresentassimo tutta la storia del nostro pianeta in 24 ore, l'esistenza complessiva dell'uomo occuperebbe gli ultimi 17 secondi.


Ognuno di noi ha atteso qualche miliardo di anni per poter cominciare a vivere, ha atteso che la stessa Terra cominciasse ad esistere, ha atteso il trascorrere di tutte le ere e poi...


Molte delle persone che conosco vivono con l'attesa ed il miraggio di una vita eterna; ho provato solo ad immaginare una cosa del genere e credo che sia qualcosa d'infernale, condannati ad esistere per sempre.

Non so se sia possibile, certamente, la nostra mente sarebbe totalmente inadeguata per affrontare una simile esperienza, assolutamente non potrebbe esserne in grado.

La nostra più grande risorsa è quella più limitata, ciò che noi chiamiamo tempo.



Steve Jobs diceva: “La morte è la più grande invenzione della Vita", credo di capire cosa volesse davvero intendere.
Penso che la luce ed il buio, che la vita e la morte, il tempo e lo spazio siano la stessa cosa, ovvero i due lati della stessa medaglia; è il gioco dell'uno che finge le parti.

Noi accadiamo, come scaraventati, in questo pianeta facendoci molte domande a cui non potremo mai dare risposta.
La risposta è la conseguenza del gioco, le risposte si hanno quando si arriva, quando non si ha più bisogno di domande, perché si hanno tutte le risposte per autoevidenza.

La mente non può esplorare queste dimensioni:
...Per sempre... Infinito...
Provate a chiudere gli occhi e a raffigurarvi il significato, provate ad immaginare, per sempre, un tempo senza un inizio, senza una fine, eterno;
provate a vedere uno spazio senza un inizio, senza una fine, in ogni direzione, non una sfera, perché non ha una forma geometrica uno spazio infinito;
come potete constatare, il nostro cervello non è in grado, di raffigurarsi tali concetti.

Come riusciamo ad inserirci, quando cominciamo ad esistere, nel continuo del sempre, in qualcosa che in realtà non scorre, non trascorre, non passa, ma semplicemente è eterno.
Anche se per una piccola frazione, noi conviviamo, partecipiamo a questo essere eterno, a questo spazio senza dimensione.

Forse, in qualche modo, la nostra anima ne è parte; ora il problema è tutto qui: rendere possibile l'incontro, la rivelazione, tra anima e mente.

L'anima non si pensa, non si crede, non si spera, semplicemente rivela se stessa.
Il gioco delle parti si scopre e si ritrova nell'uno, abbiamo un breve istante, per conquistare l'Essere.

Si, credo proprio di essere uscito dal tema di questo XV capitolo, ma quando si comincia a guardare nel caleidoscopio del tempo, non è semplice restare in argomento, in definitiva poi il tema è tutto nel titolo, nella fotografia: il tempo è amico, ma non si ferma mai.
Ogni giorno nasciamo, festeggiamo un compleanno: il primo giorno del resto della nostra vita!

Realizza te stesso, realizza il progetto e tutte le risposte saranno tue, perché non avrai domande; mente e Anima saranno una sola unità: progetto e progettista saranno una sola entità.

In fondo... è tutto qui!









sabato 31 dicembre 2011

Il sogno: ciò che serve per realizzarlo...Perspicacia e compagni di viaggio. XIV

Molte definizioni illustrano cosa sia la perspicacia:


• Acuto di ingegno, pronto nel comprendere, che sa capire la realtà o prevedere il futuro anche da pochi indizi.


I latini, i nostri padri, la intendevano come la capacità di guardare attraverso lo spirito ed è così che a me piace intenderla, assaporarla.   
  
Si, assaporarla proprio nel senso di mangiare, di metabolizzare, perché solo divenendo possiamo crescere, possiamo cambiare e trovare noi stessi: guardare attraverso lo spirito.


Credo che per realizzare un sogno non sia necessario avere dei compagni di viaggio, ma è uno di quei lussi a cui è bene non rinunciare.


Un compagno di viaggio è più di un amico. 


Amico: parola che racchiude la radice del verbo latino amo; cosa può essere di più?


Un compagno di viaggio ha superato le comuni morali, anche quelle relative all'amicizia; ha imparato che l'amicizia, anche se fatta di momenti ameni ed importanti condivisi, è pur sempre, come ogni cosa del nostro mondo, fugace e temporanea.


Un compagno di viaggio non si offende se non gli rispondi al telefono o se per un periodo non lo chiami; non ci rimane male e soprattutto non pensa male di te, se non ti "comporti bene".


Un compagno di viaggio non si fida perché tu ti agisci secondo i suoi schemi di riferimento; si fida qualunque cosa tu faccia, cioè è capace dell'unica vera fiducia che io conosca.


Un compagno di viaggio è vicino a te perché gli conviene, questa è la massima forma di garanzia, questa è perspicacia. E' la capacità di guardare attraverso lo spirito, di mettere a fattor comune lo Scopo, che diventa il momento più alto d'unione, di condivisione; più importante anche dei viaggiatori stessi, presi singolarmente.


Mi annullo, muoio dentro lo Scopo per ritrovarmi, per rinascere migliore (nel senso di avere maggiore comprensione del mondo, di avvicinarsi alla propria anima), per divenire.


Perspicacia; quella che ti fa trovare e vedere le soluzioni anche quando tutto ti è contro e sembra che non esistano vie di fuga, è come una forma extra di energia, che non ti ricordavi neanche di avere, ma al momento "della verità", quando hai bisogno obbligato di una soluzione, eccola che arriva...
allora acquisisci un'altra velocità, i pensieri sembrano scorrere più veloce di quanto la tua mente riesca a cogliere. 
In questo modo evitano ogni filtro e quasi per magia, quasi come un miracolo che ogni volta accade, ecco...l'idea...Il viaggio può continuare.


Perspicacia i miei amici sono con me, i miei compagni di viaggio sono con me nello e per lo Scopo, loro sono i migliori che possa trovare, perché io ho deciso che sia così.


Ci muoviamo senza schemi, fuori dalle morali, perché per essere onesti non ne abbiamo bisogno; perché per essere leali non abbiamo bisogno di essere onesti.


Perspicacia; come un buon pranzo, metabolizzo per essere qualcosa di diverso da ciò che ero un attimo prima e così i miei amici, per questo debbo imparare attimo per attimo chi sono, chi saremo il prossimo attimo. Mi fido, perché ho scelto di fidarmi!


Perspicacia: che sa capire la realtà o prevedere il futuro anche da pochi indizi; capacità di guardare attraverso lo spirito.   
Guardo i miei amici e vedo i miei compagni di viaggio; guardo i miei compagni di viaggio e vedo degli amici.


So che loro non si fermeranno se io cadrò, ed è così che a me piace pensarli, come loro sanno che io non mi fermerò se qualcuno cadrà; ma so anche, che ognuno di noi farà di tutto per sorreggere ed aspettare il più possibile chi resterà indietro.
Alla fine saremo tutti diventati qualcosa di diverso da ciò che eravamo, il viaggio ci rende migliori, lo Scopo ci tiene uniti, oltre i limiti dei nostri modelli di pensiero, diventa la scusa per amare se stessi, diventa la scusa per condividere un buon pranzo, per condividere un classico momento di lavoro.




Perspicacia: sempre ponta,
quando serve,
Perspicacia: mediazione di piacere,
piacere della mente, che cavalca l'anima finalmente insieme,
come gioco delle parti, che alla fine si ritrovano Uno,


fino allo Scopo.

lunedì 19 dicembre 2011

Passaggio a nord ovest

Questa sera avevo desiderio di scrivere un altro capitolo su quello che ho chiamato "Il sogno...ciò che serve per realizzarlo", ma come ogni volta prima di scrivere, faccio un "breve inventario" di me stesso.
Prendo maggiore coscienza delle sensazioni viscerali, cerco di capire se la testa è in grado di seguirle e, dopo aver scelto una fotografia tra quelle selezionate e titolate senza un vero ragionamento, scrivo di getto ciò che sento.
Saranno in tutto 21 capitoli, oggi sarebbe stata la volta del quattordicesimo, se non sbaglio.


Sarebbe stata, perché le sensazioni viscerali che percepisco sono solo simili a solchi tracciati con affilate lame e la testa è così pesante e intorpidita da credere quasi a se stessa, come se potessi credere che i vestiti che indosso o ciò che vedo nello specchio potessi essere io.


Oggi è il 19 dicembre 2011, sono in quello che gli uomini chiamano ospedale, un piccolo bambino dorme di fronte a me, a fatica vedo i tasti del computer poggiato sul carrellino che serve per mangiare quando si è a letto.


Tutto qui è sigillato, finestre, porte e l'aria che forzosamente viene immessa fa vibrare qualche pannello del controsoffitto senza sosta, attraverso i vetri posso vedere, oltre alla cupola della basilica di San Pietro, le molte luci intermittenti; mi ricordano che tra pochi giorni sarà Natale.


Non so se troverò mai il mio passaggio a nord-ovest, però è l'unico motivo per cui abbia un senso vivere per me.
Riesco a dare un senso a molte cose che vedo, poi mi domando se il senso che gli do sia vero, se davvero ci sia un motivo. 
A me interessa esclusivamente capire, oltre ogni morale, oltre ogni emozione, mi interessa solo quel passaggio, quello a nord-ovest.


Nella stanza dove sono, ci sono due piccoli letti e due poltrone, che di notte fungono da materasso per il genitore che deve rimanere accanto al proprio figlio.
La scorsa notte il piccolo letto affianco a me era occupato da un bambino di 4 anni, che aveva subito un'operazione al cervello con lo scopo di asportare un tumore ed a causa di questa, era divenuto cieco.
Davide, così si chiama.


Un bambino moto vitale, che sembrava per nulla turbato dal fatto di non vedere, camminava per la stanza, correva, giocava.
La madre gli spiegava di me e di Jonathan, allora lui si è avvicinato a noi per poterlo conoscere, ha infilato la sua piccola mano attraverso la spalliera del letto e delicatamente lo ha toccato, esclamando allo stesso tempo "Com'è piccolo!".  Lui è? 
E' proprio vero che tutto è relativo.


La madre, in attesa di un altro figlio ed ormai oltre l'ottavo mese, mi spiegava che la malattia, così chiamava il tumore al cervello di suo figlio, si era fatta di nuovo viva in un'altra zona dopo due anni di chemioterapia, per questo motivo, suo figlio doveva sottoporsi ad altro e difficilissimo intervento.


Chi ha vissuto queste situazioni, sa che non è come parlare con un amico davanti ad un buon piatto di pasta, qui racconti qualcosa al tuo vicino di letto nel tentativo di rendere meno penoso ciò che stai vivendo e questo avviene mentre cerchi di stare attento a tuo figlio, che non cada dal letto o che non si strappi via qualche ago o qualche strana sonda, e tutto questo, mentre infermieri ed infermiere di ogni tipo passano facendo qualcosa in ogni momento. 


Neurochirurgia pediatrica è un reparto molto particolare, chi passa di qui conosce la vita da un punto di vista non comune e purtroppo lo conosco da molto tempo.


Nel frattempo è arrivato il padre, un simpatico muratore ancora non quarantenne, motivato e fortemente deciso a passare la notte con il figlio, ben conscio che potrebbe essere l'ultima.


Ovviamente io, sono il meno organizzato di tutti, non ho portato quasi nulla con me, ne tanto meno qualche gioco, così ché loro avvedutosi di questo non fanno altro che passarmi qualche giocattolo del figlio, stando attenti a che lui, molto geloso, non se ne accorga, "Tanto non vede.". 


Mi raccontano che loro si comportano con il figlio come se vedesse, in effetti il figlio non sembra cieco, poi il padre mi chiede di che squadra sono e quasi deluso dalla mia risposta di laconica indifferenza, m'informa che se anche il televisore si vede male, questa sera ci saranno due partite, tra cui la Roma che gioca con il Napoli.


In effetti, poco più tardi, approfitto della sua presenza in stanza, mentre guarda con un certo interesse la partita, per scendere un minuto a respirare un po' d'aria; meglio lo smog che quest'aria forzata d'ospedale. 
Così cerco di ritrovare un po' di lucidità lasciando andare lo sguardo sul panorama che dal gianicolo si gode. Quante volte ho guardato la città da quassù, la stessa città, ma ogni volta un'orizzonte diverso. 
E' proprio così: ciò che guardiamo, ogni cosa, è solo una scusa, un pretesto, in realtà ciò che vediamo è dentro di noi.


Di nuovo in stanza, mi aggiorna del risultato della partita, sorrido dentro di me, mi sdraio come posso nel piccolo letto, abbraccio Jonathan che ogni tanto con quella confusione sussulta un po'.


Nessun pensiero, cerco solo la strada attraverso quelle cupe sensazioni...


Chi ha accompagnato un figlio ancor prima che compisse la sua prima settimana di vita, su un tavolo operatorio e vede il suo sguardo disperato mentre gli premono a forza una mascherina per addormentarlo è una persona a cui non si può più far male, perché anche il dolore più forte ha il senso di una carezza.


Mentre scrivo ogni tanto sento i respiri più profondi di Jonathan, che ormai non  crede più quando gli dico di non preoccuparsi, ormai conosce i colori dei camici, però non ha altra scelta che aggrapparsi a me in quell'inutile e disperato tentativo di eluderli, piange, ma appena può, torna a sorridere e a giocare come se niente fosse accaduto.


Sono perfettamente consapevole che l'inferno esiste in terra, l'inferno sono i complessi psicologici umani e ciò che questi generano. 
In un momento tutto è chiaro: zombi attratti da altri zombi. 


Come in un grande circo dove ci sono i clown, gli addestratori, gli acrobati, ecc.; qui ci sono i volontari, le suore, i preti, le donne delle pulizie, gli allievi, ecc.
Ognuno recita un copione, solo per raccogliere briciole di disperazione.


Le persone sono qui, ed anche io, per un preciso motivo, per un preciso errore.
A volte ho la forte percezione di vedere questi errori, di vedere questi esseri, come ombre di un'umanità che non potranno essere e che neanche sospetteranno mai possa esistere.


"Lascia che i morti seppelliscano i propri morti."


Tante cose mi diventano chiare; è un enorme inganno che si paga con sofferenze non descrivibili, ma pur sempre un inganno.


Qualcosa preclude il passaggio a nord-ovest, qualcosa cela la semplice via di ciò che la vita in se tranquillamente prevede; qualcosa di dannatamente forte e che trae forza dalla stessa vita.


Se il gioco, come penso, è perfetto, niente può essere più forte della nostra Anima, ed allora perché spesso questa perde? Alla fine questa non perde mai; esclusivamente noi perdiamo.


Mi torna alla mente l'antica dicotomia tra il bene ed il male; ovviamente il Bene è più forte perché in grado di vita "autonoma", ma spesso vince il male; in quanto, privo di forza in se, trae il suo vigore dal bene.


In quest'ottica la lotta tra il bene ed il male è una falsa dicotomia; personalmente, non credo che esista.
Inizia ad esistere esclusivamente quando il "Bene" comincia a farsi corrompere, quindi, ha già perso; quando la nostra anima permette di farsi condurre da qualche pensiero, quindi, comincia a farsi corrompere, a qual punto ha già perso.


E' come se credessimo, guardandoci allo specchio, che noi siamo i nostri vestiti, che noi siamo l'immagine che vediamo riflessa. E' come se credessimo che i nostri pensieri sono noi. E' come se cominciassimo a credere che la nostra Anima possa adeguarsi ai nostri pensieri. 


Eppure molta dell'umanità che conosco è talmente presuntuosa da immaginare che la propria morale, i propri valori, il proprio credo, possa essere vero ed assoluto, funzionale e magari anche risolutivo.


Io so che nessuna convinzione, nessuna morale, nessun credo è in grado di salvare anche una sola anima; esiste un solo modo, adeguare i pensieri all'Anima e non viceversa,


questo è l'unico modo di trovare quel passaggio a nord-ovest.... 


Sono stanco e mentre qualche bambino ancora piange, un' altra notte all'inferno mi attende, ed io gli andrò incontro nell'unico modo che conosco: a piedi scalzi, da Uomo...


... sono ancora in viaggio.

venerdì 25 novembre 2011

Il sogno: ciò che serve per realizzarlo...Non conta da dove parti, ma ciò che sei e che dimostri durante il viaggio. XIII

"...Lo vedi quel tombino? Io sono uscito da lì..."

Qualche tempo fa, un mio amico mi citava questa frase a proposito di un insegnamento ricevuto da una persona degna della sua stima. Una persona, ormai di successo, che aveva dovuto e voluto prendere a morsi la vita, la strada era stata la sua scuola.

Mi domando che tipo di volontà, che tipo di "fame", che tipo d'ambizione ci voglia, mi chiedo che tipo di determinazione, che tipo di coraggio sia necessario per vincere, per essere un vincente.

Perché in certe persone è connaturato un determinismo così forte, tanto da non renderle neanche libere di scegliere di non fare, di non mettersi in gioco ed in altre questo stimolo, questa "spinta" neanche esiste?

La vita deve avere un senso?
Ha senso vivere la vita senza avere uno scopo?

Qual e' il senso di un fiore, il suo scopo?

Il fiore si preoccupa di dimostrare qualcosa a qualcuno?
Credo che il senso del fiore ed il suo scopo siano semplicemente il fiore stesso, la sua bellezza e il suo profumo; anche se quel fiore sarà esistito in un piccolo remoto angolo di mondo, dove nessuno l'avrà mai potuto vedere, guardare; né percepire il suo profumo.

Quel fiore non ha scelta; raggiunge il suo fine, realizza se stesso!

L'uomo è libero di sbagliare, è libero di scegliere di non raggiungere il suo scopo.

Ognuno di noi ama, odia, ciò che in qualche modo lo identifica, ciò che in qualche modo gli è simile: "...Io sono uscito da quel tombino...". Forse questa frase in qualcuno può non avere alcun senso, per altri può essere persino banale, non capita, ma in qualcuno può generare una profonda emozione.

In me ha generato una profonda emozione, forse non so cosa volesse veramente dire chi l'ha pronunciata, ma conosco perfettamente il determinismo che sottende.

Quel determinismo nel quale persino il coraggio è piccolo e ininfluente, quel determinismo che ti toglie la possibilità della scelta!
Quel determinismo che ti obbliga all'azione riuscita: tutto o niente!

Ogni uomo è chiamato a realizzare il proprio scopo, a risolvere la propria vita, ad attuare quella "certa perfezione" che da il senso e lo scopo, proprio come il fiore.

Quel piccolo fiore che può nascere in un vaso, in un'aiola nella più bella strada di una grande ed importante città, dove tutti potranno ammirarlo o in un angolo sperduto del mondo, dove, nessuno mai ne conoscerà neanche l'esistenza.

Non è importante da dove si parte,  ma ciò che si è, ciò che si fa per risolvere e dare lo scopo...nessuna difficoltà è più grande di noi!

Pochi essenziali elementi differenziano un vincente da chi non lo è.

E' una precisa psicologia, un vincente sa che non importa da dove si parte...
Un vincente non trova ostacoli che non si possano superare, non trova, ne cerca scuse,
ha il coraggio del rischio.
Non può scegliere, solo l'azione riuscita lo mette in pace, lo porta a casa...
Non cerca alibi, perché non esistono.

Cerca esclusivamente la strada, ed in questo viaggio, in questo serio e spietato gioco, ritrova se stesso...magari realizzando un sogno, vince il gioco!

"...Lo vedi quel tombino? Io sono uscito da lì...".

Il sogno: ciò che serve per realizzarlo...Non conta da dove parti, ma ciò che sei e che dimostri durante il viaggio.

venerdì 21 ottobre 2011

21 ottobre 2011

2011 ben oltre la data di tutti i film di fantascienza che vedevo, ormai, molti anni fa, eppure eccomi qui.

2011, 21 ottobre

La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti. "John Lennon".

Non sono d'accordo, la vita è ciò che costruisci con la tua ultima e più vera intenzione, anche se non sarai mai in grado di accedervi razionalmente e quindi di esserne cosciente.

Il progetto della vita è semplice, è perfetto.

Un anima, che attraverso un corpo, rende storia l'intenzione, rende storia il progetto; realizzato il progetto, torna  a casa, magari per un altro gioco.

Poi c'e' la piccola mente dell'uomo, così effimera da non poter neanche pensare l'eterno, l'infinito, ma forse a causa di un informazione fallace non più capace di capire che l'unica possibilità che ha di partecipare al gioco è quella di servire la propria anima.

Tutto qui.

Conduciamo vite senza alcun senso, seguiamo convinzioni, copioni, che si trasmettiamo da generazione a generazione, in base alla propria specifica cultura.

La vita ci chiede semplicemente di realizzare il progetto, il nostro individuale progetto, invece noi cominciamo a pensare e a voler realizzare ad un sacco di cose totalmente inutili: famiglia, figli, lavoro, casa, sicurezze, ecc.

Sicurezze di cosa? Usiamo tutta la nostra vita per comprare cose, per possedere.
"Questo terreno è il mio!"  Quel terreno esiste da molto prima che tu venissi al mondo ed esisterà per molto tempo dopo che tu sarai scomparso.

Dobbiamo fare come il salmone, risalire la corrente, la corrente di tutto quello che pensiamo di sapere, di tutte le nostre più radicate convinzioni e certezze, dobbiamo tornare a casa, se vogliamo guadagnarci il piacere della morte, altrimenti ne conosceremo solo l'estrema, inappellabile disperazione, quella che anche il maggior proprietario di terra o di ricchezza al mondo subirà.

Non sono contro nulla, ho massimo rispetto per tutti, anche per le religioni, mi rendo conto che per una gran parte dell'umanità sono necessarie, inoltre penso siano necessarie per mantenere un certo equilibrio; ma so,  che ci sono uomini a cui la religione non è e non può essere sufficiente.

Mi piace scrivere spesso che la libertà non esiste, ovvero siamo solo liberi di sbagliare;  il senso è questo:
noi abbiamo un progetto da realizzare, non abbiamo scelta, possiamo solo scegliere di non realizzarlo facendo altro, cioè, siamo solo liberi di sbagliare.

La vita è perfetta, non prevede prove d'appello, non prevede scuse, ne scusanti; noi decidiamo e scegliamo la nostra vita sempre e comunque.

Sarebbe poco efficiente che la Vita si preoccupasse di stupide marionette con manie di grandezza, avvalorerebbe, sarebbe complice di un errore e questo non è possibile, la perfezione non prevede l'errore.

Oggi hai 18 mesi, 18 mesi fa hai cominciato il tuo rientro a casa, come il salmone!

Non posso prometterti niente, la vita è un viaggio solitario, si viaggia scalzi, è un viaggio talmente bello che devi solo viverlo ed io non posso insegnarti come e non sarebbe giusto.
Posso solo indicarti la direzione, mi auguro di poter vedere i tuoi passi sul tuo sentiero, mi auguro che  continuerò a camminare sul mio; come il salmone...vinci il tuo gioco!